VITTORIO SGARBI
 
E' l'occhio che detta legge
 
Dugo, Goriziano, è un pittore intimamente realista che predige l’analisi, la lenta elaborazione, la riflessione; osserva e capisce prima di creare. Non basta guardare, per percepire, per rielaborare nella mente uno stimolo, l’artista deve saper osservare e osservare vuol dire far seguire la riflessione alla visione, vuol dire capire. E qui Franco Dugo non ha fretta. Davanti ai suoi occhi non esistono passato e presente, esiste l’immagine, natura e storia, sentimenti privati e vicende pubbliche.
Nelle sue opere troviamo perciò i volti dei suoi familiari, del padre carabiniere, di pugili dal naso schiacciato, i paesaggi del Carso, ma anche brani citati e sviluppati da Bronzino, Vincenzo Campi o Rembrandt. Riporta tutto sulla lastra incisoria, dilungandosi con pazienza e precisione a trasmettere al segno grafico i tempi dell’osservazione. Ne escono immagini nitide e curatissime, più reali del reale. Nei ritratti, e soprattutto in quelli del padre, che Dugo ha conosciuto solo per fotografia, ha cercato di recuperare in quella severa effigie in divisa la quotidianità spicciola, il piacere innocuo del fumo, con implacabile verità. Ma il fantasma a cui si è voluta restituire l’immagine non rivela il suo mistero, vive una sua autonoma esistenza che non coincide più con quella del suo prototipo. Ciò che del defunto si perpetua ha dato corpo a qualcosa di somigliante ad esso, ma che è la forma di un’idea, di un vago ricordo, di un affetto, di una sensazione profonda.
Il realismo analitico di Dugo vuole penetrare il mistero che lega un’immagine alla sua sostanza, scavare l’apparenza per giungere alla verità delle cose. Nei paesaggi carsici Dugo vuole allora competere non tanto con Turner o Gruccione, quanto con il fotografo Ansel Adams. Coglie gli attimi fuggenti di perturbazioni atmosferiche in atto e dà loro tutto lo spessore del metallo: l’effetto è strabiliante ma, come in Adams, già non è più natura, è pura forma. Dov’è allora la verità delle cose che osserviamo? E’ nella loro immagine, è quella la vera sostanza, tutto ciò che appare come reale è reale. Dugo l’ha capito, e tratta perciò allo stesso modo la realtà e il sogno. Nello sterminato mondo dell’immagine Dugo ha trovato la sua legge, la legge dell’occhio.
 
("L’Europeo", 6 aprile 1994)