CRISTINA BURCHERI
 
Picasso e altri maestri
 
Realista, simbolista, espressionista, primitivista, cubista, riflettendo sul classicismo recupera il mito, la forma, la prospettiva. Pablo Picasso è tutto questo oltre ad essere surrealista e, negli ultimi anni della sua vita, anticipatore il linguaggio post-moderno. Artista dai mille volti, Picasso affascina per la sua creatività senza confini Franco Dugo che, in tre lavori inediti del 2012 gli rende omaggio. Il Picasso di Dugo calza un paio di eleganti scarpe lucide, ha il tronco massiccio, gli occhi grandi, lo sguardo intenso, l’inconfondibile miradafuerte che è uno dei tratti più caratteristici dell’artista spagnolo.
Nel multiplo Omaggio a Picasso l’artista goriziano trae ispirazione da una serie di celebri fotografie in bianconero. In queste immagini del 1915-16 Picasso posa tra le sue opere cubiste quasi dimentico che, a terra, sono ancora sparsi alla rinfusa vasi di colore e pennelli. «Si era fatto degli autoscatti nello studio di rue Schoelcher. Le prime immagini lo ritraggono elegantemente vestito in abito scuro, camicia bianca collo club e cravatta annodata un po’ di sghembo. Ma nelle immagini successive - racconta Dugo - si vede un Picasso pronto a riprendere in mano quei pennelli lasciati solo momentaneamente a terra». Diverte Dugo un particolare; il vestito ora è quello “da lavoro” ma le scarpe sono ancora quelle buone, tirate a lucido per le pose precedenti.
Dugo con la sensibilità dello squisito incisore, tra le mille immagini del “mito” sceglie quelle di un uomo giovane e risoluto. Di un uomo così determinato che già nel 1900, a soli diciannove anni, si fa un autoritratto che intitola «Sono il re». Di queste prime prove di ostensione del corpo dell’artista spagnolo Dugo coglie l’attenzione ai particolari e la ricercatezza del linguaggio traducendola nella sua raffinata grammatica di incisore. Nei disegni preparatori e ancora nell’acquaforte, il maestro isontino ingaggia con Picasso una partita complessa sin dalla mossa d’apertura. Partita non certo chiusa con la puntasecca poiché il maestro spagnolo si sta rivelando per Dugo una vena ricca di spunti e nuove riflessioni.
Pensando ad una chiave interpretativa del Picasso di Dugo questa potrebbe essere il tema dell’uomo in relazione al suo agire: dell’artista in relazione con la sua opera. Un rapporto sottolineato anche dal particolare della natura morta all’interno dell’omaggio a Picasso in acquaforte. La "natura morta" esiste, nel contempo, in due stati diversi. Dugo la raffigura all’interno dell’acquaforte.
Nasce come particolare: dei vasi di colore e dei pennelli. Ma “Natura morta” è anche quel particolare dell’omaggio a Picasso che l’artista goriziano estrae dal quadro rendendolo autonomo attraverso la creazione in una piccola e deliziosa incisione su rame. Un’opera inedita, voluta per la mostra della galleria studiofaganel e tirata in soli 20 esemplari.
Il Picasso di Dugo è questo, ma anche molto altro. Se nel primo omaggio (composto dal disegno e dall’acquaforte) Dugo resta affascinato dall’effetto quasi ipnotico che suscita lo sfondo e l’atmosfera dell’atelier, nel secondo omaggio, che si identifica con la puntasecca, il turbinio di particolari della wunderkammer è risucchiato completamente in un cono d’ombra. Pittura e assemblage cedono il passo al segno svanendo nel controluce accecante di una finestra aperta su un mondo assolato. Nella puntasecca Dugo si spinge verso una direzione e definizione psicologica e fisiognomica della figura dell’artista scavalcando lo steccato formale della ricerca di fedeltà. In questo secondo omaggio è lecito scorgere qualcos’altro: Picasso è l’artista che si è dato un compito vitale. E’ l’artista che dichiara: «La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico». E questo compito si porta a termine solo dando forma sulla tela e sulla lastra all’inconscio, alle pulsioni, alle emozioni. Conferma Dugo: «E’ il Picasso che enuncia “io non cerco, trovo”. Un artista onnivoro, dotato di una fantasia fertilissima». Un Picasso familiare a Dugo e che il maestro goriziano riporta nella fissità primitiva dello sguardo capace di imprimere alla figura intera la potenza di un talismano di longevità. Dugo ritrae Picasso come simbolo dell’artista che è produttore, sperimentatore, manipolatore di materie e idee, di sogni ed immagini, di incubi e forme...un demiurgo che, attraverso l’arte, forgia a proprio volere il destino in un esercizio sempre rinnovato di costruzione e disfacimento.
«Forse perché non ho fatto nessuna scuola - spiega Dugo svelando il nucleo originario della mostra - i grandi incisori del passato sono stati per me i maestri e le mie prime fonti di ispirazione».
“Picasso e altri maestri” è una mostra dal ritmo serrato,dove grandi maestri e fonti di ispirazione di Dugo incrociano gli sguardi. Nella sala degli omaggi a Picasso due opere ricordano Rembrandt che Dugo definisce «il più grande incisore di tutti i tempi.
Inarrivabile». Sono immagini che sembrano emergere da un passato che confonde identità reale e tratti idealizzati così come il bel volto di Albrecht Dürer.
In questo caso Dugo si rifà direttamente al Dürer che si ritrae nelle sembianze di Cristo. Sfoggio di naturalezza e immediatezza del segno sono gli ariosi schizzi preparatori al ciclo su Paul Cézanne, consacrato già in piccolo disegno a penna e pastello che in energia rivaleggia con un carboncino e pastello inedito e significativo di Miles Davis. In quest’opera, si palesa l’amore per il jazz, in particolare quello storico degli anni Venti e Trenta del Novecento, che accompagna Dugo sin dalla giovinezza.
Nella prima sala della galleria il tono si fa più colloquiale. Piccoli autoritratti ad acquerello, acquaforte e china di Dugo conversano con cari amici e colleghi. C’è il critico Giancarlo Pauletto che, confessa l’artista «è il mio alter ego». Insieme a Pauletto c’è un Mario De Micheli serioso ritratto nella sua casa di piazza Gramsci a Milano. «Lo omaggio con gioia poiché è stato generosissimo e gli sarò sempre grato». Commenta Dugo.
Il gruppo si infoltisce: c’è Alberto Giacometti in uno studio di ritratto. «Avrei pagato oro per poterlo ritrarre». Ammette il maestro goriziano pensando anche ad un altro artista, Giovanni Barbisan «che il destino mi ha presentato però mai ci ha fatti conoscere veramente». Tra gli omaggi agli artisti Dugo sceglie Claudio Verna in uno studio di un ritratto. «Verna l’ho conosciuto negli anni Novanta e, nonostante lui sia un astratto ed io un figurativo, siamo entrati subito in sintonia. Verna ha fatto per molti anni il giornalista ed è appassionato di pugilato: questo ci garantisce conversazioni favolose». E infine c’è il grande pittore ed incisore siciliano Piero Guccione, amico anche di Verna, che con la mano sinistra dietro la schiena e il mignolo della destra alzato commenta il particolare d’un opera di Dugo. Restiamolo a sentire.
 
(Picasso e altri maestri, studiofaganel, 2013)